‘Don Achille Silvestrini ha dato un contributo fondamentale al Nuovo Concordato ed è stato il protagonista principale della soluzione della Questione Romana, una soluzione che salvaguardava la libertà della Chiesa ed il Diritto Costituzionale dello Stato. Ma Don Achille è nato a Brisighella e qui e in seminario a Faenza ha maturato quelle conoscenze, quella curiosità, gli elementi e riflessioni che ne fecero un diplomatico di eccellenza non solo per la Santa Sede.

Lo ha detto Antonio Patuelli, Presidente della Cassa di Ravenna, intervenendo a Brisighella al convegno su ‘Achille Silvestrini: lo Statuto Fondamentale degli Stati della Chiesa’ del 1848′ alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Brisighella. Il tema del convegno è la tesi di laurea del Cardinale Silvestrini, dedicata proprio agli Statuti, tappa fondamentale nel percorso verso l’Unità d’Italia e verso il Concordato tra Stato e Chiesa cui Silvestrini diede un contributo determinante.

Antonio Patuelli, con una vera e propria lectio magistralis, ha ricostruito, tra gli applausi, la stretta connessione tra il Cardinale Silvestrini, i primi anni del pontificato di Pio IX ed i grandi personaggi del Risorgimento Italiano, molti dei quali, da Luigi Carlo Farini a Marco Minghetti, legati ai territori delle Romagne e di Bologna.’Don Achille _ ha detto Patuelli _ è cresciuto qui e le sue scelte hanno sempre avuto un orizzonte ampissimo come discepolo dei  due cardinali Cicognani , e aveva una passione particolare per la conoscenza, la curiosità di conoscere dalle persone elementi e riflessioni che potessero arricchire il suo pensiero. La sua crescita a Brisighella e in seminario a Faenza furono determinanti per la vocazione e per le riflessioni profonde che un diplomatico di altissimo rango della Santa Sede deve avere.

‘Don Achille sapeva molto bene, essendo di queste terre, quanto fortissima fosse la concentrazione di potere religioso e istituzionale, soprattutto a Ravenna Capitale Ecclesiastica, ma in Emilia Romagna e nelle Marche fino alla fine del ‘500 quando Giulio II ridusse questo potere. A Ravenna c’erano un Cardinale Legato e un Cardinale Arcivescovo e quattro grandi abati con dignità vescovile. Non a caso Napoleone non venne a Ravenna, non voleva uno scontro con una città così fortemente ecclesiastica. Don Achille studiò in particolare il travaglio dei patrioti cattolici, che volevano l’unità d’Italia. E lo conosce grazie a Papa Pio IX che aveva stretto amicizia con due grandi personaggi, Marco Minghetti e Giuseppe Spadolini Dall’Onda, due italiani con orizzonti europei. Fu un biennio di grandissime speranza quello del 46-48 in cui il Papa Pio IX benedisse per la prima volta l’Italia facendo allarmare Metternich che la riteneva una espressione geografica. Solo nell’aprile del 48 ci fu il ritiro del contingente della Santa Sede alla prima guerra di Indipendenza. La primavera del 48 è l’oggetto della nostra riflessione. Qui il costituzionalismo italiano ha la sua sostanziale nascita autonoma. Vi erano state già a fine Settecento costituzioni importante dalla Francia. Nella primavera del 1848 ci fu una grande spinta costituzionale. In poco tempo vennero emanati 4 statuti costituzionali, quello che ha maggior durata lo Statuto Albertino. Era uno Statuto flessibile, bastava una legge ordinaria per cambiarne un articolo. Altri tre: lo Statuto Costituzionale del Granducato di Toscana, quello del Regno delle Due Sicilie, ma il capolavoro fu lo Statuto Costituzionale degli Stati della Santa Sede cui non a caso don Achille dedicò la sua tesi di laurea, che abbiamo poi sostenuto nella pubblicazione come Cassa di Ravenna e Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Non si limitava a tutelare i diritti della chiesa ma era attentissimo ai diritti costituzionali. Lo Statuto è un capolavoro di ingegneria costituzionale, con la particolarità del sistema tricamerale’.

‘E Don Achille sapeva tutto questo: sapeva anche che l’ultimo viaggio di Pio IX è in Romagna ed a Bologna nel 1857 e lì ci sono due incontri con Marco Minghetti che gli chiese di rimettere in vigore lo Statuto Costituzionale del 1848 e Pio IX disse di no: qui si concluse l’ultimo tentativo ottocentesco di collaborazione tra cattolici e patrioti. Tutto questo era noto a Don Achille. Ed è questa sua conoscenza, la sensibilità e gli elementi che aveva maturato nella sua permanenza a Brisighella e Faenza che gli consentono di superare le differenze e di avviare con il Nuovo Concordato un percorso nuovo nei rapporti e nella storia d’Italia’.

Il convegno è stato organizzato dalla Fondazione per la Memoria Storica di Brisighella e sono intervenuti anche Antonio Nannini, presidente della Fondazione, il Sindaco di Brisighella Massimiliano Pederzoli, che ha fatto anche un bel un ricordo di Egisto Pelliconi, il Vescovo di Faenza Modigliana Monsignor Michele Morandi, il professor Carlo Felice Casula e, in collegamento video, Romano Prodi.

Ravenna, 26 settembre 2026