La tesi “Ricercare nell’infanzia il compromesso tra forma e concetto” ha trovato ispirazione all’interno del Museo delle Bambole ed altri Balocchi, scrigno di tesori e arte all’interno dell’elegante complesso dei Musei Byron e del Risorgimento della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Miriam Fabietti, studentessa neo-laureata all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, Corso di II livello di decorazione e mosaico, ha scritto questa tesi, relatore Nicola Renzi, che si intitola integralmente ‘La lettera di Maria –  Ricercare nell’infanzia il compromesso tra forma e concetto’. Maria è una bambola che l’autrice ha realizzato a mano quando aveva cinque anni e che l’ha accompagnata nella sua infanzia. Partendo da questo elemento ludico, affettivo, Miriam Fabietti ha indagato il complesso rapporto tra forma e contenuto nell’arte, individuando nell’infanzia il luogo dell’esperienza originaria in cui  è possibile trovare il compromesso.
La tesi affronta un tema artistico, sociale e culturale, trovando un importante luogo di approfondimento e ricerca nel Museo delle Bambole ed altri balocchi, dove l’autrice, accompagnata della fondatrice Graziella Gardini Pasini e Patrizia Miglietti, ha potuto consultare testi della biblioteca privata del Museo.
La tesi non poteva che essere particolarmente originale: scritta interamente a mano, ha una forma di bambola, dipinta ad acquerello su un tessuto di cotone, il tessuto di Maria, trattato con la colla di coniglio. Miriam Fabietti parte dal dualismo nell’arte tra forma e concetto che, nella storia dell’arte, non sempre hanno trovato un equilibrio ben bilanciato. Ha cercato di individuare questo compromesso nell’infanzia ed è arrivata alla bambola, studiando in particolare i riferimenti di Giorgio Agamben e Leonora Carrington’.

‘’La lettera di Maria _ spiega ancora Miriam Fabietti _ è un modo per cercare nell’infanzia il compromesso tra forma e concetto.
Giorgio Agamben ha sviluppato il tema dell’infanzia, intesa come momento che precede l’arrivo delle parole e del linguaggio, il luogo dell’esperienza originale. La bambola in questo gioca un ruolo importante, perché è forma e concetto assieme, simulacro polivalente dell’umano, riferimento quotidiano di affetti, vita ed esperienza. La sua storia è affascinante: è stata icona, effigie sacra, rito-gioco e gioco-rito, è stata presente nei corredi funebri e ancora oggi gioca un ruolo fondamentale nella nostra società.
Il Museo delle bambole diventa, in questo contesto, un luogo prezioso da riscoprire che può aiutarci a ritrovare la nostra vera essenza.

Ravenna, 10 agosto 2026

In allegato: Miriam Fabietti con la sua tesi il giorno della laurea e la tesi ‘Lettera a Maria’